Google Rivendica Il Diritto Alla Libertà E Ricorre In Appello

di Francesca Manzari Commenta

Risale a ieri la notizia che vede tre dirigenti di Google condannati a sei mesi di reclusione da Tribunale di Milano per aver permesso la messa online di un filmato che ritraeva un atto di bullismo di alcuni ragazzini torinesi nei confronti di un loro compagno affetto dalla sindrome di down.
Le questioni sollevate da questo spiacevole episodio sono veramente tante.

google

Internet e le varie piattaforme sono da considerarsi veicolo o parti attive nella divulgazione a volte discutibile dei contentuti? Può essere loro imputata la responsabilità della pubblicazione di un file oppure questa è solo del mittente del video? I problemi sulla pirateria e sul rispetto della privacy sono all’ordine del giorno ormai, ma questa volta la decisione del Tribunale di Milano sta creando un gran vociare tanto che Google ha deciso di ricorrere in appello.

Marco Pancini – portavoce di Google in Italia – ha sottolineato come questa sentenza sia un attacco ai principi di fondamentale libertà che sono l’essenza stassa di Internet. Cercando di difendere i suoi colleghi sottolinea come essi non abbiano colpa visto che il video non è stato girato da loro, non è stato neppure caricato e visionato da loro. Quindi i tre dirigenti “non sono penalmente responsabili per attività illecite commesse da terzi”.

L’aspetto che maggiormente fa discutere e la presa di posizione da parte del Tribunale che impone di visionare i contenuti dei video prima di pubblicarli, ad oggi la legge Europea stabilisce che i contentuti ritenuti illeciti siano rimossi dopo essere stati segnalati dalla piattaforma che li contiene. Regola valida soprattutto per i video caricati su siti come YouTube non protetti da copywriter, questo meccanismo avrebbe nel tempo contribuito a far nascere una certa libertà di espressione e creazione del popolo del web rispettando al contempo la privacy del singolo.

Il Tribunale di Milano non sembra essere d’accordo e anzi cerca di diffondere il verbo secondo cui l’incontrollata attività delle rete va arginata. Visione questa che accoglie ad oggi molti consensi, non è censura ma una semplice precauzione. Certo è che se così dovesse andare il web così come lo conosciamo oggi potrebbe anche sparire con delle grosse ripercussioni economiche, politiche, sociali e tecnologiche.

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